La sua arte, influenzata da quella di Pierre Puvis de Chavannes, è legata al movimento del simbolismo.
Biografia
Figlio primogenito di una famiglia di quattro figli, suo padre Alexandre Émile Auburtin (1838-1899), architetto della città di Parigi, era originario della Lorena. Jean-Francis Auburtin si iscrisse alla scuola alsaziana di Parigi nel 1875.
Formatosi in gioventù dal pittore Louis-Théodore Devilly, venne ammesso alla scuola di belle arti di Parigi, che lasciò senza presentarsi al concorso del premio di Roma. Sposò Marthe Deloye, la figlia di un generale d'artiglieria e la sorella di uno dei suoi compagni di classe della scuola alsaziana. La coppia partirà nel 1893 per un lungo viaggio di nozze attraverso l'Italia, tornando alle fonti dell'arte quattrocentesca.
Nel 1897, Auburtin studiò la fauna e la flora sottomarina agli acquari di Roscoff e di Banyuls, dove realizzò degli schizzi numerosi che gli permisero di realizzare nel 1898 Il fondo del mare, una grande decorazione destinata all'anfiteatro di zoologia della Sorbona di Parigi.
Su richiesta dell'architetto Marius Toudoire nel 1901, Jean-Francis Auburtin partecipò alla decorazione del ristorante Le Train bleu della stazione di Lione a Parigi, con la Città di Nizza destinata ad adornare il vestibolo.[2] In seguito avrebbe esposto delle opere ai Saloni artistici parigini, come L'eco del 1911.[3]
Auburtin scoprì Varengeville-sur-Mer nel 1904. Vi comprò un terreno nel 1907 e chiese a suo fratello, l'architetto Jacques Marcel Auburtin (1872-1926), di fargli costruire una casa. Strinse un legame d'amicizia con Guillaume Mallet, il creatore della tenuta boschiva di Moutiers nel villaggio di Varengeville, già ritratto da Claude Monet, che conoscerà tra il 1896 e il 1897.[4]
Nel suo studio del quai Carnot a Saint-Cloud, ricevette il suo amico Auguste Rodin con il quale condivideva alcuni modelli. Fu in questo studio che una sua amica, la ballerina statunitense Loïe Fuller, tenne uno spettacolo con la sua compagnia nel 1914.[5] Dal 1909 al 1920 realizzò anche dei guazzi con la scuola di danza di Isadora Duncan.
Dal 2005 esiste un'Associazione degli amici e discendenti di Jean-Francis Auburtin (l'Associazione Auburtin), la cui sede è il municipio di Nantiat (Alta Vienne), e il cui scopo è realizzare un catalogo ragionato dell'artista, di far conoscere e promuovere la sua opera.
^(FR) Marie-Paule Vial, Le Palais Longchamp : À la gloire de l'eau, des arts et des sciences, Images en manœuvres éditions, coll. « Itinéraire de la mémoire », 1991, p. 132.
(FR) Béatrice Riou e Cyrielle Durox, Le japonisme de Jean-Francis Auburtin (1866-1930), LIV Éditions, 2012.
(FR) Christian Briend e Jacques Foucar, Jean-Francis Auburtin, 1866-1930 : le symboliste de la mer, Parigi, Délégation à l'action artistique de Paris, 1990.
(FR) Louise Gaggini, Le Train bleu, Parigi, Éditions Presse Lois unis service, 1991, p. 14.
(FR) Francine Quentin, « Jean Francis Auburtin, (1866-1930), peintre de paysages marins », Ar Men, n. 41, febbraio 1992, Éditions du Chasse Marée, pp. 68-75.
(FR) Henri Belbéoch e Florence Clifford, Belle-Ile en art, Plonévez-Porzay, H. Belbéoch, 1991.
(FR) Christophe Duvivier, Jean Francis Auburtin mer et falaises, éditions des Falaises, 2022.